Quando arrivi in studio, il lavoro che facciamo insieme è capire come funzioni: come nascono le tue reazioni, da dove arrivano le emozioni che ti travolgono, dove sta il margine in cui puoi ancora scegliere. Per dirlo uso tre parole che tornano in quasi tutti i miei articoli, corpo, cervello e pilota: il corpo si attiva, il cervello interpreta e propone in automatico, il pilota è la parte di te che decide che cosa farne. Ne parlo per esteso nell’articolo dedicato. Qui racconto che cosa succede concretamente in un percorso con me, dal primo contatto in poi.
Il primo contatto
Mi scrivi su WhatsApp o prenoti su MioDottore. Ti chiedo solo di non mettere nel messaggio informazioni cliniche dettagliate: ne parliamo di persona. Ti rispondo appena posso e fissiamo il primo colloquio.
Il primo colloquio
È conoscitivo e gratuito e non ti impegna. Serve a te per raccontarmi con i tuoi tempi che cosa ti ha portato a cercare un aiuto. Serve a entrambi per capire se il mio modo di lavorare è adatto alla tua situazione. Non devi preparare nulla né avere le idee chiare: spesso è proprio dal racconto disordinato che cominciamo a capire. Già in quell’incontro di solito emergono gli elementi per un’ipotesi su che cosa sta succedendo e su che tipo di percorso ha senso proporti. Se penso di non essere la persona giusta te lo dico e, se serve, ti aiuto a orientarti verso un collega. Puoi farlo in studio, a Torino in Largo Valgioie 18, oppure online.
Capire come funzioni
Da lì il primo lavoro è comprendere come funzioni. Non ci fermiamo al sintomo: guardiamo da vicino come nascono le tue reazioni, da dove arrivano e a che cosa servono. Ti restituisco una lettura di quello che ti succede, la discutiamo e la correggiamo finché non è davvero la tua. Da questa comprensione condivisa, che può durare diverse settimane, nascono gli obiettivi, cioè dove ha senso andare, decisi insieme e non calati dall’alto. In quel momento concordiamo anche l’impostazione del lavoro: quale approccio, con quale frequenza, per quanto tempo indicativamente e come verificheremo che stiamo andando nella direzione giusta. Ti dico sempre come lavoro e perché.
Le sedute
Una seduta dura 50 minuti. Durante la terapia di solito ci vediamo una volta a settimana; nella fase di follow-up, quando il lavoro più intenso è alle spalle, la frequenza diventa variabile e la decidiamo insieme in base a come stai procedendo.
Preferisco cominciare in presenza, perché all’inizio la relazione ha bisogno di costruirsi di persona. Una volta stabilita, gli incontri online sono un buon modo per dare continuità al percorso, se viaggi, se hai poco tempo o se in certi periodi è più comodo così. Un percorso interamente online è possibile quando non si può fare altrimenti.
Quanto dura un percorso non ha una risposta uguale per tutti: alcuni percorsi sono brevi e mirati a un problema specifico, altri più lunghi e toccano questioni più profonde. Di che cosa vuoi ottenere e in quanto tempo possiamo arrivarci parliamo fin dai primi incontri.
Su che cosa lavora la terapia
Il lavoro si muove su due piani. Il primo è aiutare corpo e cervello a regolarsi: sgarbugliare il filo del passato, le reazioni apprese, le interpretazioni che si sono formate in anni di esperienze e che oggi scattano da sole, magari dove non servono più. È qui che entrano in gioco gli approcci che uso, scelti situazione per situazione.
Il secondo piano è insegnare al pilota a prendere il comando: riflettere sulle conseguenze delle proprie azioni e scegliere come vivere, invece di lasciarsi portare dalle proposte del cervello e del corpo e poi raccoglierne i cocci. Capire è una parte del lavoro. L’altra è fare esperienze nuove, perché una comprensione che non passa dalla vita raramente basta a cambiarla. Lungo la strada ci fermiamo a verificare se quello che stiamo facendo funziona e cambiamo rotta quando serve.
C’è poi una terza fase. Dopo aver sbrogliato il passato, riflettuto sui meccanismi e raggiunto gli obiettivi, il lavoro diventa sbloccare le tue potenzialità: quelle che io vedo chiaramente e che per te non sono ancora possibili.
Con gli adolescenti e con le coppie
Con gli adolescenti valuto caso per caso, in base alla situazione e all’età. Quando è utile, il percorso include momenti di confronto con i genitori, mantenendo chiari i confini, la riservatezza e gli obiettivi del lavoro. Le coppie, quando è possibile, le seguo in co-terapia con una collega: questo permette, se ci fosse la necessità, di seguire individualmente i membri della coppia da parte dei due terapeuti.
Riservatezza
Tutto quello che accade in terapia è coperto dal segreto professionale, a cui sono tenuto dal codice deontologico. È una delle condizioni che rendono possibile il lavoro: poter parlare liberamente sapendo di essere in uno spazio protetto. Se lungo la strada senti che non sono la persona giusta o che non siamo in sintonia, puoi dirlo: la relazione tra te e il terapeuta è uno degli elementi che fanno funzionare la terapia. Se serve, posso aiutarti a orientarti altrove.
Lavorare insieme
Il primo colloquio è un momento di orientamento: serve a comprendere la richiesta, definire il possibile percorso e valutare se il mio approccio è adatto a te.
Per prenotare un colloquio: