Il desiderio che a un certo punto è cambiato. Un corpo che non risponde come vorresti. Una discussione che ricomincia sempre uguale, con le stesse parole. Oppure due persone che si vogliono ancora bene e non sanno più come avvicinarsi.
Sessualità e relazione arrivano quasi sempre insieme. Una difficoltà sessuale cambia il modo in cui una coppia si parla, e un conflitto che dura da mesi si sente nel corpo prima ancora che nelle parole. Per questo non le tratto come due problemi separati.
Sono psicologo e psicoterapeuta, con formazione in sessuologia clinica. Ricevo a Torino e online, e lavoro sia con le coppie sia con chi arriva da solo, anche quando il tema riguarda una relazione.
Quando può essere utile
I motivi per cui si comincia un percorso sono molto diversi tra loro. Alcuni si dicono facilmente, altri non si sono mai detti a nessuno. Alcuni dei più frequenti:
- Quando il desiderio è calato e non sapresti dire da quando, né perché.
- Quando tu e il tuo partner avete ritmi diversi, e ogni volta finisce in una richiesta o in un rifiuto.
- Quando il corpo non risponde come vorresti: l’erezione che non arriva o non resta, l’eccitazione che si spegne, l’orgasmo che non c’è o che arriva troppo presto.
- Quando fare l’amore fa male, e hai smesso di dirlo.
- Quando l’ansia da prestazione ha trasformato il sesso in un esame da superare.
- Quando la pornografia ha smesso di essere una scelta e occupa più spazio di quanto vorresti.
- Quando ti vergogni del tuo corpo al punto da evitare l’intimità, e questo pesa anche su come ti vedi fuori dalla camera da letto.
- Quando qualcosa che hai vissuto, una violenza o un’esperienza che non hai mai raccontato, continua a mettersi in mezzo.
- Quando litigate sempre allo stesso modo, e nessuno dei due riesce a fermare la sequenza.
- Quando c’è stato un tradimento e non sapete se si può ricostruire, né se volete farlo.
- Quando è cambiato qualcosa — un figlio, una malattia, la menopausa, un lutto, un lavoro nuovo — e la coppia non ha più ritrovato il passo.
- Quando non riesci a parlarne, e ti accorgi che questo è già una parte del problema.
Due lavori diversi, che spesso si incontrano
A volte il nodo è una difficoltà sessuale precisa, con una sua storia e un suo meccanismo: il dolore, il desiderio che si è spento, l’ansia che anticipa il fallimento e finisce per produrlo. Lì il lavoro è specifico, e può riguardare anche una persona sola.
Altre volte il nodo è la relazione: il modo in cui vi parlate, quello che è rimasto non detto per anni, il sospetto che l’altro non sia più coinvolto. E la sessualità è il posto dove tutto questo si vede per primo.
Molto spesso le due cose stanno insieme, e si tengono a vicenda. Capire da dove hanno avuto inizio, e che cosa oggi le mantiene, è il primo pezzo di lavoro che facciamo, e da lì si decide se ha più senso lavorare in due o individualmente.
Come lavoro
Il mio compito non è stabilire chi ha ragione. In una coppia quasi non serve, perché quasi sempre entrambi hanno ragione dal loro punto di vista: il lavoro è capire come mai due letture ragionevoli producano uno scontro.
Si parte dal comprendere come funzionate: come nascono le vostre reazioni, cosa le innesca, in che punto della sequenza esiste ancora un margine per agire diversamente. È lo stesso modo di lavorare che uso nei percorsi individuali, e che racconto nella pagina su come lavoro. Ti restituisco una lettura di quello che accade, la discutiamo, la correggiamo finché non è davvero vostra. Da lì nascono gli obiettivi, decisi insieme.
Quando la difficoltà è sessuale, al lavoro in seduta si affianca spesso qualcosa da provare a casa: passaggi graduali, concordati, pensati per togliere la pressione della prestazione invece di aggiungerne. Non sono compiti da superare, e non si va avanti finché il passo precedente non è diventato sostenibile per entrambi.
Sulla riservatezza le regole sono chiare fin dall’inizio. Se in un percorso di coppia c’è un colloquio individuale, quello che viene detto non diventa materiale da portare in seduta comune senza il consenso di chi me l’ha detto. Non lavoro però custodendo segreti che rendono impossibile il percorso: se emerge qualcosa di questo tipo, ne parliamo e decidiamo come procedere.
Un approccio integrato
La mia base è la psicoterapia cognitiva, che qui lavora molto sul circolo tra aspettativa, ansia e risultato, quello che rende il sesso una prova invece che un incontro. Accanto a questa uso la Schema Therapy quando negli anni si sono formate trappole relazionali che tornano sempre uguali, l’EMDR quando ci sono esperienze che continuano a pesare nel presente, l’IFS quando le parti interne sono in conflitto tra loro, la mindfulness per tornare a sentire il corpo invece di controllarlo. Se vuoi approfondire, ne parlo nella pagina dedicata.
Il primo colloquio
Il primo colloquio conoscitivo serve soprattutto a te. È il momento per raccontarmi, con i tuoi tempi, cosa ti ha portato qui, e per farti un’idea di come lavoro. Non devi arrivare preparato, né sapere già come dire quello che è difficile dire. Da parte mia, è l’occasione per capire la richiesta e dirti con onestà se penso di poterti essere utile, o se ha più senso indirizzarti altrove.
Se il tema riguarda la coppia potete venire insieme, oppure può venire uno solo dei due: si può cominciare anche così, e non è affatto raro. È gratuito e non vincolante, in studio a Torino in Largo Valgioie 18 oppure online. Gli aspetti pratici, come durata e costo delle sedute, li chiariamo durante il primo colloquio, prima di iniziare un eventuale percorso.
Se invece quello che ti pesa non riguarda la coppia o la sessualità, puoi leggere la pagina dedicata alla psicoterapia individuale.
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