I miei approcci teorici alla psicoterapia

Parto da quello che mi porti: la tua richiesta, la tua storia, gli obiettivi che definiamo insieme. Da lì capiamo insieme su che cosa abbia senso lavorare prima.

Poiché nessun approccio è esaustivo della complessità degli esseri umani, negli anni mi sono formato in approcci diversi: la terapia cognitiva e cognitivo-comportamentale, la Schema Therapy, l’EMDR, l’IFS, la mindfulness e l’ipnosi clinica. Non li uso tutti con tutti. Li tengo a disposizione perché le persone arrivano con storie diverse e uno strumento solo non basta a comprenderle. Quale usare e come combinarli è una scelta che facciamo insieme, dopo che ci siamo capiti.

La terapia cognitiva e cognitivo-comportamentale (CBT)

La terapia cognitiva e la terapia cognitivo-comportamentale (CBT) sono tra i capisaldi del mio modo di lavorare. Tra gli approcci psicoterapeutici sono quelli con la ricerca più ampia alle spalle: la loro efficacia è documentata per i disturbi d’ansia, la depressione, i disturbi alimentari, il disturbo ossessivo-compulsivo e molte altre forme di sofferenza.

In pratica lavoriamo sul legame tra quello che pensi, quello che provi e quello che fai. Guardiamo da vicino i pensieri che ti scattano in automatico e le conclusioni a cui ti portano, le situazioni che hai imparato a evitare e il prezzo che quell’evitamento ti chiede. Da lì cerchiamo modi più utili di affrontare ciò che oggi ti blocca. È un lavoro orientato al presente, con obiettivi detti chiaramente fin dall’inizio, così che tu stesso possa vedere, strada facendo, che cosa sta cambiando.

Schema Therapy

Ci sono difficoltà che tornano sempre uguali: nelle relazioni finisci sempre nello stesso punto, certe emozioni scattano con una rigidità che conosci bene, un senso di inadeguatezza ti accompagna da sempre e non si è mosso con gli interventi più diretti. In questi casi integro la Schema Therapy.

Lavora sugli schemi, i modelli profondi che si sono formati nelle esperienze precoci e che da allora si sono mantenuti. Lo fa combinando il lavoro cognitivo e comportamentale con elementi psicodinamici ed esperienziali. Nella fase iniziale uso anche alcuni questionari standardizzati: mi permettono di orientare il lavoro più in fretta, senza dedicare mesi a capire da dove partire.

EMDR

Quando il trauma, singolo o ripetuto, è al centro di quello che ti succede, uso l’EMDR. È tra i trattamenti raccomandati per il disturbo da stress post-traumatico dalle linee guida dell’OMS; l’APA lo include tra gli interventi suggeriti, con un grado di raccomandazione inferiore a quello delle terapie cognitivo-comportamentali centrate sul trauma.

Funziona così: mentre riprendi in mano il ricordo dell’esperienza traumatica, una stimolazione sensoriale bilaterale, per esempio seguire con gli occhi un movimento alternato, aiuta il cervello a rielaborarlo. Al momento dell’evento il sistema nervoso non era riuscito a integrare quell’esperienza e per questo continua a riproporla come se fosse ancora presente. L’EMDR lavora proprio su quel passaggio rimasto in sospeso.

IFS (Internal Family Systems)

A volte il conflitto è dentro: una parte di te vuole una cosa e un’altra la blocca. Oppure fai fatica ad arrivare a quello che provi, come se fosse dietro una porta chiusa, perché per proteggerti ti sei abituato a staccartene. L’IFS descrive la mente come un sistema di parti con funzioni diverse: alcune proteggono, altre portano un carico emotivo rimasto irrisolto. Il lavoro è ripristinare un rapporto coerente tra queste parti, in modo che smettano di ostacolarsi a vicenda.

Mindfulness

La uso dentro i percorsi in cui le emozioni ti travolgono, i pensieri girano a vuoto, il corpo resta in allarme o lo stress ti sembra insostenibile. Non la propongo come pratica a sé: è una componente che attraversa la terapia, per imparare a stare con quello che provi senza esserne trascinato.

Ipnosi clinica

La utilizzo in situazioni precise: la gestione del dolore, un blocco emotivo che resiste, una fobia, la preparazione a un intervento o a un esame medico. Oppure come strumento in più dentro un percorso più ampio. L’approccio è quello ericksoniano: serve a riconoscere, sbloccare e recuperare risorse che hai già, non a farti fare qualcosa che non vuoi.

Da dove si parte

Il primo colloquio è conoscitivo e gratuito. Già lì, di solito, emergono elementi per un’ipotesi: che cosa sta succedendo e che tipo di percorso ha senso. Sulla base di quello che porti, della tua storia e di ciò che vuoi ottenere, concordiamo l’impostazione del lavoro: quale approccio, con quale frequenza, per quanto tempo indicativamente e con quali strumenti misureremo se stiamo andando nella direzione giusta. Ti dico sempre come lavoro e perché: la trasparenza sul metodo fa parte dell’accordo tra noi.

Inizia da qui

Il primo colloquio è un momento di orientamento: serve a comprendere la richiesta, definire il possibile percorso e valutare se il mio approccio è adatto a te.

Per prenotare un colloquio: